Conte al Parken: emergenza Napoli, ma testa alta
Conte al Parken: emergenza Napoli, ma testa alta
La Champions torna a bussare e il Napoli di Antonio Conte si prepara alla trasferta di Copenaghen con un mix di urgenza e orgoglio. La scena è il Parken Stadium, dove l’allenatore azzurro prende posto in sala conferenze alla vigilia di una partita che lui stesso definisce “importante, decisiva”. Il concetto è ribadito anche ai microfoni di Sky Sport: a Copenaghen l’obiettivo è uno solo, perché “un risultato diverso dalla vittoria non sarebbe positivo”.
Conte imposta subito la conferenza su un tema: il Napoli deve restare concentrato su ciò che può controllare. Con la battuta sulle “medicine nella borsa”, stempera, ma poi torna serio: “Pensiamo a chi c’è, cerchiamo di trovare sempre soluzioni”. È un messaggio diretto a squadra e ambiente: niente alibi, niente lamenti, solo lavoro e adattamento.
Il contesto però è pesante. L’ultima partita ha portato nuove complicazioni: si sono fermati sia Politano che Rrahmani, e Conte ammette che “inevitabilmente devi cambiare qualcosina”. Non è solo questione di assenze: David Neres continua a convivere con un problema alla caviglia che lo staff non sta riuscendo a risolvere, e l’allenatore parla apertamente di difficoltà che “stanno andando a crescere” quando lui sperava il contrario. Anche il dottore, spiega Conte, ha fatto chiarezza sui tempi quando ci sono infortuni importanti: con i problemi gravi “ci vuole tempo”, 3-4 mesi.
A rendere tutto più complicato c’è il ritmo: “Giochiamo ogni tre giorni… questa mi sa che è la quarta partita in 9 giorni”. Conte definisce il calendario “assurdo” e richiama chi lo compila a “mettersi una mano sulla coscienza”, perché sottoporre i calciatori a questo carico significa stress fisico e mentale continuo. Nonostante ciò, non perde la rotta: “Ci concentriamo su di noi cercando di fare del nostro meglio”.
Sull’avversario evita calcoli: il Copenhagen è fermo da dicembre, ma per Conte fare valutazioni su questa condizione è “superfluo”. Piuttosto, sottolinea che il Napoli “ha studiato il Copenhagen”, individuandone pregi e difetti, e che esiste un vero “piano gara”. Il Parken sarà caldo, e la presenza dei tifosi azzurri è vista come una spinta per “fare qualcosa di speciale”.
Poi le scelte: Romelu Lukaku è rientrato da due giorni nei lavori con la squadra, ma Conte invita alla prudenza: non sa “se ha un minuto, 5 o 7” e chiede “pazienza”, perché l’importante è averlo con il gruppo. Quanto ai gol, taglia corto: conta farli, “poi se lo fanno gli attaccanti o il portiere…”.
Infine, con l’emergenza che allarga la rosa, Conte porta dentro i giovani: Vergara, Ambrosino, Marianucci e anche ragazzi della Primavera. Devono “stare svegli” e pronti: perché giocare una partita nel Napoli vale tantissimo, e in Champions “forse ne vale anche 60”. L’idea è chiara: a Copenaghen si va a giocarsela, senza capo chino, con tutte le risorse disponibili.