Spalletti dopo Cagliari-Juve: sfogo, episodi e accuse sul tempo perso
Spalletti dopo Cagliari-Juve: sfogo, episodi e accuse sul tempo perso
La Juventus esce sconfitta 1-0 da Cagliari e, nel post partita, Luciano Spalletti sceglie parole nette. Il punto da cui riparte la sua analisi non è solo il risultato, ma soprattutto l’andamento spezzettato della gara: secondo l’allenatore bianconero le perdite di tempo della formazione sarda hanno tolto ritmo e continuità. Ai microfoni, Spalletti denuncia una partita piena di interruzioni, con giocatori spesso a terra: “Ci sono dieci persone che si sono buttate per terra… una volta il crampo, poi il contatto, poi un calcio che non c’è stato”. E insiste sul fatto che sia un problema strutturale, destinato a crescere se non viene regolamentato: “Non vogliono fare il tempo effettivo, ma queste cose cresceranno sempre di più. Bisogna metterci mano”.
Non è una semplice polemica: per Spalletti il tema centrale è la tutela del gioco. Parla di rimesse laterali rallentate, di minuti che scorrono tra richiami e preparazioni infinite, e riconosce che l’arbitro Massa abbia provato a compensare con un recupero più ampio. Ma, per il tecnico, non è questione di quantità di recupero: è l’idea stessa di “riposarsi” e di togliere ritmo alla partita che altera il confronto.
Dentro questo contesto, Spalletti prova poi a spiegare un ko che “non si spiega” fino in fondo, perché i numeri raccontano un dominio:
- 78% di possesso palla
- 20 tiri a 3
- 18 calci d’angolo a 1
Eppure vince il Cagliari, che la sblocca con la rete di Mazzitelli. Spalletti non si nasconde e non cerca alibi: “Questa sconfitta la prendiamo, la mettiamo sull’aereo e ce la portiamo a casa”. È un invito a non rimanere impantanati nel rancore, ma anche un modo per sottolineare che la prestazione, secondo lui, è stata in larga parte corretta.
Il suo discorso, però, non è assolutorio. Spalletti chiede alla squadra più “mestiere” e più capacità di portare dalla propria parte l’episodio, perché in gare così basta un dettaglio per cambiare tutto. E indica chiaramente un errore: la punizione che porta al gol. “Non si può concedere”, ripete, sottolineando che non c’è bisogno di fare fallo per forza e che trattenere la maglia, in certe situazioni, diventa un rischio evitabile.
Sul piano tattico, l’allenatore entra anche nel tema dei cambi e delle posizioni: Conceiçao e Zhegrova, secondo lui, si sono lasciati trascinare dalla frenesia, abbassandosi troppo per ricevere palla e allontanandosi dalla “zona calda” dell’area. Così facendo, finiscono per costringere Kalulu e Kelly ad alzarsi in fascia: “I difensori devono fare i difensori e loro devono fare la differenza al limite dell’area”. Serve più ordine e più rispetto dei ruoli “dentro il beneficio di squadra”.
Davanti, la fotografia è impietosa: David e Openda non riescono nemmeno a calciare in porta. Spalletti individua il correttivo nella velocità: con una manovra più rapida avrebbero potuto crearsi più spazio per arrivare alla conclusione. E sui cross è altrettanto chiaro: possono essere un’arma soltanto “se eseguiti bene”.
In mezzo a tutto, trova spazio anche una nota positiva: Yildiz, promosso nonostante non fosse al meglio per via dell’influenza, viene indicato tra i migliori. Ma il messaggio finale resta coerente con l’apertura: niente drammi, meno “sangue marcio”, e la convinzione che la strada sia quella di ripetere la prestazione aggiungendo furbizia, concretezza e gestione degli episodi. La sconfitta pesa, ma per Spalletti non deve diventare zavorra: si archivia, e si riparte dalla prossima.